24/02/2009
"Ma non si innova con i soliti noti"
di Eduardo Cicelyn* - fonte IL MATTINO

 Gentile direttore, sono convinto che il gran rifiuto di Roberto De Simone ostacolerà se non addirittura impedirà la riuscita del progetto culturale della Regione Campania (a mio avviso molto interessante e nella sua prima tappa al Suor Orsola anche emozionante); e penso che sarà molto difficile d’ora in poi comunicare e far circolare l’idea proposta e finanziata dall’assessorato prima di una rassegna itinerante e poi di un museo della musica nel centro storico di Napoli. Chi sostiene De Simone contro Velardi ha valutato la posta in palio? Io la vedo così. Se si ritiene che in questa città si debba rinnovare il ceto dirigente e che soprattutto si debbano modernizzare le pratiche di gestione del potere, si dovrà convenire che non è solo politico il ceto che dirige. E che il potere delle accademie e delle professioni (compresa quella giornalistica) non è migliore o meno pervasivo di quello esercitato dalla politica locale. Penso che Velardi, sulla scia del migliore Bassolino d’antan (ma senza le sue formidabili capacità di mediazione), abbia molte ragioni quando pretende di mettere in campo un nuovo progetto culturale sulla musica, affidandolo a curatori di alto profilo e non ai soliti noti, ancorché celebrità di indiscusso prestigio. È così che si fa sperimentazione, è così che si innova. In una città che non sa riconoscere il valore del ricambio generazionale e intellettuale, innanzitutto nei santuari delle istituzioni culturali e in tutte le accademie (artistiche e scientifiche), mi sembra necessario e doveroso parteggiare per chi propone altri nomi e altre pratiche. Rispettare la storia e i valori non può significare soltanto piegarsi alla solita storia e ai soliti valori, qualcuno dovrà di tanto in tanto combattere per l’affermazione «anche» di storie e di valori nuovi. La cultura moderna ama e persegue la pluralità, il molteplice, gli incroci, i futuri possibili. Pasquale Scialò, di cui Roberto De Simone fa bene a non essere invidioso (ma io penso che neanche sarebbe giusto se gli Scialò fossero costretti in eterno a invidiare le chances dei De Simone), gli ha offerto con generosità di curare al Conservatorio una sezione del progetto regionale da lui elaborato. De Simone ha il diritto di rifiutare. Il Conservatorio ha però il dovere di portare a termine la mostra, perché il no di De Simone e la polemica con l’assessorato, non diventi - come temo fortemente - il solito ricatto napoletano. Quell’esercizio tribale del potere incistato nelle carni decrepite della città profonda, quell’autorità ostativa, utile a rivendicare solo e sempre la perpetuazione del proprio privilegio e la sfortuna degli altri. Che è un altro modo di prevedere quel che ha detto Velardi, e che purtroppo si avvererà se il progetto della Regione si dovesse arenare per l’opposizione di De Simone. In fin dei conti, al di là della suscettibilità dei singoli più o meno famosi, stiamo discutendo della legittimità per un non più giovane musicologo e musicista napoletano (Scialò ha superato i 50 anni) di esprimere il proprio pensiero e le proprie capacità organizzative per poi essere giudicato dai suoi colleghi e dal pubblico. Se riflettiamo, è a questo che De Simone si oppone, mentre ingaggia furbamente un fuoco di copertura da artista famoso contro il politico di turno. E allora, pur rispettando la storia di De Simone, ci chiediamo perché altre intelligenze e altre culture non possano esprimersi liberamente e indipendentemente dai padrinati culturali non meno detestabili di quelli politici, in Conservatorio, al San Carlo o in qualsiasi altro luogo dell’espressione e del confronto nella nostra città.        *Direttore artistico del Museo d’arte moderna «Madre»